La gestione associata delle funzioni comunali vale 18 miliardi di euro

Dalle esperienze più antiche, come le Comunità Montane, alle più recenti Unioni di Comuni, passando per gli Accordi di programma, le Convenzioni ed i Consorzi: le forme in cui gli Enti locali hanno sperimentato, nell’ultimo trentennio, la gestione associata delle loro funzioni propone una grande vastità di soluzioni disponibili.

Possibilità che, se adottate, potrebbero generare forti risparmi nella finanza pubblica, stimabili in più di 18 miliardi di euro.
Se dalla previsione giuridica e dalla teoria, però, si passa a considerare le pratiche effettive, si deve riconoscere che il grado di utilizzo degli istituti previsti
dalla legislazione è ancora relativamente limitato. A partire dal 2013, la cosiddetta Spending Rewiev, prevista dal D. Lgs. 95/2012, ha istituito per i Comuni minori (quelli al di sotto di 5.000 abitanti) l’obbligo di gestione associata di almeno tre delle loro funzioni. Un vincolo che interessa ben 5.702 Comuni sparsi su tutto il territorio nazionale, per un totale di circa 10 milioni di abitanti, e che impone loro di giungere alla condivisione integrale di tutte le competenze nel corso del 2014.

La ricerca dell’Osservatorio

Una recente ricerca dell’Osservatorio eGovernment del Politecnico di Milano, condotta su circa un terzo delle gestioni associate oggi formalmente attive, mette in luce una situazione ancora fortemente frammentata. Gli Enti interessati sembrano avere assunto prevalentemente un atteggiamento difensivo, limitandosi ad adeguarsi alle prescrizioni in modo burocratico, senza cogliere invece le opportunità offerte dalla legge. Oltre la metà dei Comuni (il 60%), infatti, ha scelto la gestione associata solo per tre funzioni, ovvero la soglia minima imposta dallo Stato centrale. L’interpretazione minimalistica è confermata dalla scelta prevalente di includere nella gestione associata le attività che già prevedono, per la loro natura, una competenza territoriale vasta (Protezione Civile, gestita in forma associata da due terzi degli Enti, e, a seguire, Polizia Locale, Catasto e Servizi Sociali). Dalla ricerca emerge, inoltre, come non vi sia un orientamento omogeneo relativo alla scala dimensionale per numero di abitanti, con il risultato che la distribuzione delle forme associative appare del tutto casuale ed è spalmata, con una frequenza statistica vicina al 20%, fra tutte le 5 fasce individuate dalla Ricerca, dai 5.000 fino agli oltre 50.000 abitanti. Si evidenzia quindi che gli Enti, fatte salve alcune “storiche” eccellenze, stiano procedendo per lo più in maniera incerta e che i risultati più significativi siano quelli ai quali ha contribuito il supporto attivo di Enti sovraordinati. Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di esperienze segnate da una forte discontinuità territoriale e condotte a macchia di leopardo lungo la Penisola.

Le gestioni associate hanno dimostrato sul campo di essere in grado di generare vantaggi effettivi rispetto alla gestione autonoma delle funzioni comunali. Se è vero che, generalmente, i benefici si concretizzano nel corso di un triennio – il tempo necessario, cioè, per l’assestamento dei processi derivanti dalla gestione associata – e che la maggior parte degli Enti si trova quindi oggi ancora in una fase “progettuale”, è anche vero che già nella fase attuale si stanno manifestando significativi miglioramenti delle performance. Un’alta percentuale degli enti (79%), per esempio, ha avuto la possibilità di operare un confronto e di fare riferimento ad un benchmark sulle strutture dei processi, in grado di garantire una maggiore standardizzazione e una migliore omogeneità procedurale. È proprio questa revisione dei processi di lavoro che abilita il raggiungimento di vantaggi concreti. In oltre la metà dei casi (55%), gli Enti, infatti, hanno fatto registrare netti risparmi nei costi di produzione, mentre si realizzano economie anche sotto il profilo dei tempi (nel 51% dei casi) e della possibilità di recuperare tempo-uomo da dedicare ad attività diverse (nel 41% dei casi). Le gestioni associate, infine, mostrano anche rilevanti potenzialità per lo sviluppo, consentendo di effettuare investimenti in misura maggiore (nel 76% dei casi).

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